élite al potere

Le élite al potere.

Commissione Trilaterale e  Gruppo Bilderberg
Le élite al potere: finanzieri, industriali, ministri, avvocati, intellettuali, militari, politici scelti con cura, che si riuniscono sempre all’esterno dei luoghi istituzionali ed in privato.
Quando siedono nelle istituzioni democratiche sono solo esecutori di atti (leggi, investimenti, tagli…) che erano stati da loro stessi decisi in privato.

Commissione Trilaterale
I suoi membri si riuniscono a Washington, a Tokio o a Parigi (ma talvolta in altre capitali UE). La Commissione Trilaterale nasce nel 1973 come gruppo di potenti cittadini americani, europei e giapponesi; afferma la supremazia della guida delle élite sulle masse di cittadini, che devono essere “apatici”, e sulle nazioni;  ha 390 membri, fra cui i più noti sono Henry Kissinger, Jimmy Carter, David Rockefeller, Zbigniev Brzezinski, Giovanni Agnelli, Arrigo Levi, Carlo Secchi, Edmond de Rothschild, George Bush padre, Dick Cheney, Bill Clinton, Alan Greenspan, Peter Sutherland, Alfonso Cortina, Takeshi Watanabe , Ferdinando Salleo, assieme ad accademici (Harvard, Korea University Seoul, Nova University at Lisbon, Bocconi, Princeton University…), governatori di banche (Goldman Sachs, Banque Industrielle et Mobilière Privée, Japan Development Bank, Mediocredito Centrale, Bank of Tokyo-Mitsubishi, Chase Manhattan Bank, Barclays…)  ambasciatori, petrolieri (Royal Dutch Shell, Exxon…), ministri, industriali (Solvay, Mitsubishi Corporation, The Coca Cola co. Texas Instruments, Hewlett-Packard, Caterpillar, Fiat, Dunlop…) fondazioni (Bill & Melinda Gates Foundation, The Brookings Institution, Carnegie Endowment…). Costoro deliberano ogni anno su temi come ‘il sistema monetario’, ‘il governo globale’, ‘dirigere il commercio internazionale’, ‘affrontare l’Iran’, ‘il petrolio’, ‘energia‘, ‘sicurezza e clima’, ‘rafforzare le istituzioni globali’, ‘gestire il sistema internazionale in futuro’. Leggendo i rapporti che stilano, si comprende come i loro indirizzi siano divenuti realtà nelle nostre politiche nazionali.

Il Gruppo Bilderberg,

Il Gruppo Bilderberg prende il nome dell’hotel olandese che ne ospitò il primo meeting nel 1954; si tratta in gran parte degli stessi personaggi della Commissione Trilaterale più molti altri a rotazione. L’origine del Gruppo Bilderberg erano gli affari militari e strategici. Infatti, in esso sono militati diversi segretari generali della NATO e il Gruppo Bilderberg non si prodiga facilmente nel lavoro di lobbistica come invece fa la Commissione trilaterale.. Per tradizione, si mantenere attorno al Bilderberg un alone di segretezza assoluto. Un fatto non smentibile, e assai rilevante,  è la cristallina dichiarazione del Viscount Etienne Davignon, che nel 2005 fu presidente del Bilderberg, rilasciata alla BBC: “Agli incontri annuali, abbiamo automaticamente attorno ai nostri tavoli gli internazionalisti… coloro che sostengono l’Organizzazione Mondiale del Commercio, la cooperazione transatlantica e l’integrazione europea.” Cioè: i primatisti del Libero Mercato con potere sovranazionale e i padrini del Trattato di Lisbona. Decisioni inappellabili su lavoro, previdenza, servizi sociali, tassi dei mutui, costo della vita ecc., prese non a Palazzo Chigi o all’Eliseo, ma a Ginevra o a Brussell o nelle banche centrali, dopo essere state discusse al Bilderberg.

Questi organi del Potere sono un unico blocco che si scambia sempre gli stessi personaggi; per esempio, la figura di Peter Sutherland. Costui lo si è trovato a dirigere la British Petroleum, la super banca Goldman Sachs, l’università The London School of Economics, ed è stato anche Rappresentante Speciale dell’ONU per l’immigrazione e lo sviluppo, Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), membro della Commissione Europea, e ministro della Giustizia d’Irlanda. E, ovviamente, membro sia della Commissione Trilaterale che del Gruppo Bilderberg.

Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO)

Nacque nel 1994, riunisce 153 Paesi in un’unica sede a Ginevra, dove essi dettano le regole del commercio internazionale, di tutta l’economia del mondo produttivo. Posti di lavoro, prodotti di consumo, ecc.; anche al WTO le regole emanate, dette Accordi, sono sovranazionali. Dato il colossale lavoro di stesura degli Accordi del WTO (27.000 pagine di complicatissima legalità internazionale, 2.000 incontri annui), poca gente ci spende tempo a leggerseli. Chi sta al timone è il cosiddetto gruppo QUAD, formato da Usa, Giappone, Canada ed Europa. Ma l’Europa intera è rappresentata al tavolo delle trattative del WTO dalla Commissione Europea, che nessun cittadino elegge; in realtà chi decide per tutti gli europei è un numero ancora più ristretto di burocrati: il misterioso Comitato 133 della Commissione, formato da specialisti ancor meno legittimati. La politica italiana ed europea firma gli Accordi senza leggerli. C’è un tribunale all’interno del WTO (Dispute Settlement Body), dotato di poteri enormi. Questo tribunale è formato da tre (sic) individui di estrazione economico-finanziaria, le cui sentenze finali sono inappellabili. Per esempio, tutta l’Europa è stata condannata a risarcire gli USA con milioni di euro perché si è rifiutata di importare la carne americana agli ormoni. Neppure gli Stati Uniti hanno potere sulle decisioni del WTO. Il presidente Obama, sotto pressione dai cittadini a causa della catastrofe finanziaria del 2007-2008, aveva comunicato la decisione di imporre nuove regole restrittive delle speculazioni sregolate delle banche d’affari. Ma gli è stato sbarrato il passo proprio da una regola del WTO, che si chiama Accordo sui Servizi Finanziari, e che sancisce l’esatto contrario, cioè proibisce alla Casa Bianca e al Congresso di regolamentare le banche. Chi, anni fa, negoziò quell’accordo al WTO? Timothy Geithner, attuale ministro del Tesoro USA, che è uno dei membri del Gruppo Bilderberg.

WTO, gli Accordi che ha partorito:

1) WTO: Accordo Sanitario- Fitosanitario.
2) WTO: Accordo Sanitario-Fitosanitario & Accordo Barriere Tecniche al Commercio, con implicazioni sui diritti dei lavoratori e sulla tutela dell’ambiente.
3) WTO: Accordo Governativo sugli Appalti  – Principio del Trattamento Nazionale ecc.
4) WTO: Accordo TRIPS sulla Proprietà Intellettuale.
5) WTO: Accordo GATS, delle privatizzazioni dei servizi essenziali.

Le lobby
Ogni politico che conti al mondo, capendo poco di economia e di politica economica, si avvale di suggeritori che gli suggeriscono i contenuti delle leggi e dei decreti e anche delle linee guida di governo. In Italia esiste il vuoto normativo sull’attività delle lobbies; i lobbisti italiani sono circa un migliaio, organizzati in diverse aziende fra cui spunta la Reti, fatturato 6 milioni di euro annui e gestione di un ex d’Alemiano, Claudio Velardi; altri grupp sonoi: Cattaneo Zanetto & co., VM Relazioni Istituzionali, Burson-Marsteller, Beretta-Di Lorenzo & partners…). Le cose funzionano più o meno così: si sfrutta la legge berlusconiana per il finanziamento ai partiti che permette finanziamenti occulti alle formazioni politiche fino a 50.000 euro per ciascun donatore, con la possibilità per la lobby di turno di far versare 49.999 euro dal banchiere A, altri 49.999 da sua moglie, altri 49.999 da suo figlio, ecc. all’infinito. Il denaro sommerso versato alla politica italiana proviene dai settori edile, autostradale, metallurgico, sanitario privato, bancario, televisivo, immobiliare fra gli altri. Le ricadute sui cittadini sono poi leggi e regolamenti che vanno a modificare spesso in peggio l’economia di vita e di lavoro. Un solo dato che fa riflettere: mentre appare ovvio che le grosse cifre siano spese per i ‘suggerimenti’ ai due maggiori partiti italiani, colpisce che l’UDC si sia intascata in offerte esterne qualcosa come 2.200.000 euro nel 2008, di cui l’80% da un singolo lobbista (l’immobiliarista Caltagirone). Antonio di Pietro incassa 50.000 euro dalla famiglia Lagostena Bassi, che controlla il mercato delle Tv locali ma che contemporaneamente serve Silvio Berlusconi e foraggia la Lega Nord. È poi fatto noto che il criticatissimo ponte sullo stretto di Messina, con le ricadute che avrà su tutti gli italiani, non è certo figlio delle idee di Berlusconi, piuttosto di tal Marcellino Gavio, titolare del gruppo omonimo e primo in lizza per l’impresa, ma anche primo come finanziamenti al PDL con i 650.000 euro versati l’anno prima. Negli USA l’industria delle lobby economiche non è più neppure riconoscibile dal potere politico. Lobby del petrolio e amministrazione di George W. Bush, risultato: due guerre illegali e sanguinarie (Iraq e Afghanistan), oltre 2 milioni di persone ammazzate, l’intera comunità internazionale in pericolo, il prezzo del petrolio alle stelle, di conseguenza il costo della vita alle stelle, ma alle stelle anche i profitti dei petrolieri. Chi ha deciso? I membri della sopraccitata lobby del petrolio, che sono Dick Cheney, James Baker III, l’ex della Enron Kenneth Lay, il presidente del Carlyle Group Frank Carlucci, Robert Zoellick, Thomas White, George Schultz, Jack Sheehan, Don Evans, Paul O’Neil; a servizio di Shell, Mobil, Union Carbide, Huntsman, Amoco, Exxon, Alcoa, Conoco, Carlyle, Halliburton, Kellog Brown & Root, Bechtel, e Enron. George W. Bush è il politico più ‘oliato’ nella Storia americana.

Lobby finanziaria/assicurativa e Barak Obama
Nel 2008 crollano le banche USA dopo aver truffato milioni di esseri umani e migliaia di altre banche internazionali, 7 milioni di americani perdono il lavoro, l’intera economia mondiale va a picco, Italia inclusa. Obama firma un’emorragia di denaro pubblico dopo l’altra per salvare il culo dei banchieri truffatori (dai 5 mila miliardi di dollari agli 11 mila secondo le stime), senza che neppure uno di quei criminali finisca in galera. Anzi: il suo governo ha chiamato a riparare i disastri di questa crisi globale gli stessi personaggi che l’hanno creata. Invece di farli fallire e di impiegare il denaro pubblico per la gente in difficoltà, Obama e il suo ministro del Tesoro Timothy Geithner gli hanno offerto una montagna di denaro facile affinché comprino i debiti delle banche fallite; hanno ricevuto dal governo di Washington l’85% del denaro necessario per comprare quei debiti, mentre loro ne metteranno solo il 15%. Se le cose gli andranno bene, se cioè ritorneranno a guadagnare, si intascheranno tutti i profitti; se invece andranno male, essi ci rimetteranno solo il 15%, perché l’85% lo ha messo il governo USA e non è da restituire (i fondi così regalati si chiamano non-recourse loans). Quanto denaro ha preso Obama in campagna elettorale dalle lobby finanziarie? 38 milioni di dollari. Poi ci sono i 45 milioni di cittadini statunitensi senza assistenza sanitaria. Quanto denaro ha preso Obama in campagna elettorale dalle lobby assicurative e sanitarie? Oltre 20 milioni di dollari, solo per evitare una vera riforma del sistema sanitario pubblico.

Sulle Lobby ebraiche.
Nella primavera del 2002, proprio mentre l’esercito israeliano invadeva nuovamente i Territori Occupati con i consueti massacri indiscriminati di civili, un gruppo di eminenti sostenitori americani d’Israele teneva una conferenza a Washington, dove a rappresentare l’amministrazione di George W. Bush fu invitato l’allora vice ministro della difesa Paul Wolfowitz. Lo scomparso Edward Said, professore di Inglese e di Letteratura Comparata alla Columbia University di New York e uno degli intellettuali americani più rispettati del ventesimo secolo, ha raccontato un particolare di quell’evento con le seguenti parole: “Wolfowitz fece quello che tutti gli altri avevano fatto – esaltò Israele e gli offrì il suo totale e incondizionato appoggio – ma, inaspettatamente, durante la sua relazione fece un fugace riferimento alla ‘sofferenza dei palestinesi’. A causa di quella frase fu fischiato così ferocemente e per così a lungo che non potè terminare il suo discorso, abbandonando il podio nella vergogna.” Le lobby ebraiche d’America hanno nomi noti: AIPAC (American Israel Public Affairs Committee), ZOA (Zionist Organization of America), AFSI (Americans for a Safe Israel), CPMAJO (Conference of Presidents of Major American Jewish Organisatios), INEP (Institute for Near East Policy), JDL (Jewish Defense League), B’nai Brith, ADL (Anti Defamation League), AJC (American Jewish Committee), Haddasah. Nei corridoi del Congresso americano possono creare seri grattacapi a Senatori e Deputati indistintamente. Un fronte compatto che secondo lo stesso Edward Said “può distruggere una carriera politica staccando un assegno”, in riferimento alle generose donazioni che quei gruppi elargiscono ai due maggiori partiti d’oltreoceano. Nel 1992 George Bush senior ebbe l’ardire (e la sconsideratezza) a pochi mesi da una sua possibile rielezione alla Casa Bianca di minacciare Tel Aviv con il blocco di dieci miliardi di dollari in aiuti se non avesse messo un freno agli insediamenti ebraici nei Territori Occupati. Gli elettori ebrei americani, che già per tradizione sono propensi al voto Democratico, svanirono davanti ai suoi occhi in seguito alle sollecitazioni delle lobby, e nel conto finale dei voti Bush si trovò con un misero 12% dell’elettorato ebraico contro il 35% che aveva incassato nel 1988. Al contrario, la campagna elettorale del suo rivale Bill Clinton fu invece innaffiata dai lauti finanziamenti proprio di quelle organizzazioni di sostenitori d’Israele, che l’allora presidente aveva in tal modo alienato.

Europa, cioè l’Unione Europea.
La Commissione Europea è il centro decisionale del continente e dopo la ratifica del Trattato di Lisbona è divenuta il super governo NON eletto di tutti gli Stati europei. A Brussell brulicano dai 15.000 ai 20.000 lobbisti, che spendono un miliardo di euro all’anno per ‘suggerire’ le politiche e le leggi a chi le deve formulare. Ecco i nomi dei maggiori gruppi: Trans Atlantic Buisness Dialogue (TABD) – European Services Leaders Group (ESLG) – International Chamber of Commerce (ICC) – Investment Network (IN) – European Roundtable of Industrialists (ERT) – Liberalization of Trade in Servicies (LOTIS), European Banking Federation, International Capital Market Association. L’Investment Network si riuniva direttamente dentro il palazzo della Commissione Europea a Bruxelles. Le aziende rappresentate sono migliaia, fra esse: Fiat e Pirelli, Barilla, Canon e Kodak, Johnson & Johnson, Motorola, Ericsson e Nokia, Time Warner, Rank Xerox e Microsoft, Boeing (che produce anche armamenti), Dow Chemicals, Danone, Candy, Shell, Hewlett Packard, IBM, Carlsberg, Glaxo, Bayer, Hoffman La Roche, Pfizer, Merck, e poi banche, assicurazioni, investitori…

(Ma il principio costituzionale di ogni nazione civile, vorrebbe che i rappresentanti eletti facessero gli interessi dei cittadini e si occupassero anche della tutela delle minoranze).

Think tanks
Le Think Tanks sono fondazioni. Lewis Powell nel 1971 scrisse: “C’è una guerra ideologica contro il sistema delle imprese e i valori della società occidentale”. Nacquero le prime think tanks, come la Heritage Foundation, il Manhattan Institute, il Cato Institute, o Accuracy in Academe. La loro strategia è semplice: raccogliere denaro da donatori facoltosi, assoldare nelle università i cervelli più brillanti, pomparli di sapere a senso unico, di attestati prestigiosi, e immetterli nel sistema di comando della società infiltrandolo tutto. Nel solo ambito del Libero Mercato, ve ne sono oggi 336, piazzate oltre che nei Paesi ricchi anche in nazioni strategiche come l’Argentina e il Brasile, l’Est Europa, l’Africa, l’India, la Cina, le ex repubbliche sovietiche dell’Asia, oltre che in Italia (Adam Smith Soc., CMSS, ICER, Ist. Bruno Leoni, Acton Ist.). Alcune han nomi sfacciati, come Minimal Government, la The Boss, o la Philanthropy Roundtable; una delle più note e aggressive è l’Adam Smith Institute di Londra. Assai spesso i nostri ministri economici, i nostri banchieri centrali, ma anche presidenti del consiglio (Draghi e Prodi su tutti) si trovano a cene o convegni presso queste fondazioni/Think Tanks. In apparenza sono cerimonie paludate e noiose, in realtà ciò che vi accade è che ministri, banchieri e premier vi si recano per dar conto di ciò che hanno fatto per compiacere all’idea economica delle élite al potere. Nel 1982, l’Adam Smith pubblicò il notorio Omega Project, dove si leggeva che i suoi scopi erano di “fornire un percorso completo per ogni governo basato sui principi di Libero Mercato, minime tasse, minime regolamentazioni per il business e governi più marginali”. In altre parole tutto ciò che ha già divorato la vita pubblica in Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti e  oggi in Italia. Dopo la ratifica del Trattato di Lisbona, 500 milioni di europei saranno governati da élite di burocrati NON eletti, secondo principi economici, politici e sociali che nessuno potrà scegliere né discutere a livello nazionale. Il governo italiano ha ratificato il trattato senza fiatare, obbedendo come sempre, introducendo novità come la pena di morte.

Il 16 Settembre del 1992, un mercoledì, un singolo individuo, tale George Soros, investitore e speculatore internazionale, vendette di colpo 10 miliardi di sterline, causando il collasso del valore della moneta inglese. Nell’agosto del 1998, a New York un singolo individuo, John Meriwether, un investitore e speculatore internazionale, e la sua compagnia, Long-Term Capital Management che irretiva le maggiori banche con un giro di 4,6 miliardi di dollari, perse tutto, e i mercati del mondo tremarono. La Federal Reserve di New York dovette intervenire in emergenza col solito salvataggio a spese dei contribuenti. Nel 2008, in un ufficio londinese dell’assicurazione americana AIG, un singolo individuo, di nuovo un investitore e speculatore internazionale di nome Joseph Cassano si vide coinvolto nella frode di 500 miliardi di dollari che è stata l’origine della crisi finanziaria presente oggi. Esiste una comunità di singoli individui privati capaci di movimentare quantità di ricchezze talmente colossali da scardinare in poche ore l’economia di un Paese ricco, o le economie di centinaia di milioni di lavoratori che per esse hanno faticato un’intera vita; quegli stessi soggetti stanno facendo oscillare sul Pianeta qualcosa come 525 mila miliardi di dollari in soli prodotti finanziari ‘derivati’, cioè investimenti ad altissimo rischio. 525 mila miliardi…(il Prodotto Interno Lordo degli USA è di 14 mila miliardi di dollari).

L’Italia dipende come qualsiasi altra nazione della zona Euro dagli investitori esteri, per cifre che si aggirano sui 40 miliardi di Euro all’anno, cioè più di due finanziarie dello Stato messe assieme. Nel 2008 sono scomparsi di colpo più della metà (57%) col risultato in termini di perdita di posti di lavoro, precarizzazione, e relativo effetto sull’economia di cui parla la cronaca. Qualcuno che non sta a palazzo Chigi, decide che all’Italia va sottratto il valore di oltre un’intera finanziaria. Così, da un anno all’altro, una cifra pari a tutto quello che lo Stato riesce a spendere per i cittadini gli viene sottratta da investitori e speculatori Internazionali, a capriccio, con il Capital Flight, che Investors.com definisce come: “lo spostamento di denaro in cerca di maggiori profitti…” Il meccanismo di fuga di capitali ha preso anche 125 miliardi di dollari dalla Francia, per aver la Francia legiferato una singola tassa sgradita agli investitori.

Altri organi esecutivi delle élite al potere: il World Economic Forum, il Codex Alimentarius, l’FMI, il sistema delle Banche Centrali, le multinazionali del farmaco. Le mafie regionali sono spesso erroneamente considerate “poteri forti”. Il potere che gli verrebbe sottratto da una eventuale vittoria della società civile è poca cosa a confronto di quello delle élite finanziarie e bancarie. Traffico di droga, prostituzione, traffico d’armi, e riciclaggio di rifiuti tossici, hanno un giro d’affari mondiale che è stimato sugli 80 miliardi di dollari, che sono un terzo del giro d’affari di una singola multinazionale del farmaco come la Pfizer).

Bibliografia utile:
Trilateralism, Holly Skalar, South End Press, 1980.
Who pulls the strings? John Ronson, The Guardian, 10 marzo 2001
Inside the secretive Bilderberg Group, BBC News, 29 settembre 2005,
Shadowy Bilderberg group meet in Greece — and here’s their address, Timesonline, 14 maggio 2009
The Council on Foreign Relations and the Center for Preventive Action, Michael Baker, 6 marzo 2008, Znet
WTO, materiale tratto da: l’inchiesta I Globalizzatori, Report RAI 3, 09/06/2000, di Paolo Barnard, www.report.rai.it – Public Citizen: Trade Watch, USA – The Transnational Institute, Amsterdam, Olanda – The World Trade Organization: The Marrakech Treaty – Corporate Europe Observatory, Amsterdam, Olanda – The Economic Policy Institute, Washington DC, USA – Friends of the Earth, Bruxelles, Belgio – Corporate Watch, USA – Oxfam UK – Global Policy Forum Europe, Bonn, Germania – Institute for Policy Studies USA– et al., e da studi di autori fra cui: Joseph Stiglitz, Jeff Faux, Noam Chomsky, Greg Palast, Susan George, Richard W. Behan, Alexandra Wandel, Peter Rosset, Dean Baker, Barry Coates et al. Master in Public Affairs, Lobbying e Relazioni Istituzionali, presso l’università LUMSA di Roma, testi del prof. Franco Spicciariello.
Gianni Del Vecchio e Stefano Pitrelli, Il Tesoro della Casta,  L’Espresso 16/03/09
Roberto Mania, Il Potere Opaco che Governa l’Italia, La Repubblica 02/03/09
Paolo Barnard, ‘Primarie, Partito Democratico, legge sul conflitto d’interessi’, Golem del Sole 24 Ore, 2007
Big Oil Protects its Interests, The Center for Public Integrity, July 15, 2004
JOHN M. BRODER, Oil and Gas Aid Bush Bid For President, New Yor Times, June 23, 2000
Jeffrey H. Birnbaum, The Road to Riches Is Called K Street, Washington Post, June 22, 2005
Federal Election Commission data released electronically on Monday, October 27, 2008.

http://www.zmag.org/znet/viewArticle/19603

ROBERT KUTTNER & MICHAEL HUDSON, Democracy Now 13 Feb 2009
Paolo Barnard, ‘Perché ci Odiano’, Rizzoli BUR, 2006.
Paolo Barnard, ‘Per Un Mondo Migliore’, www.paolobarnard.info, 2004
Corporate Europe Observatory, Financial Lobbies – A Guided Tour of the Brussels EU Quarter, 23 September 2009
Free Market Think Tank Links, Atlas Economic Research Foundation ~ 1201 L St. NW Washington, DC
Financial services industry lobby groups listed on EC lobbying register, 9 March 2009, Corporate Europe Observatory
The Adam Smith Institute, The Omega Project, by Norman Chapman et al. from research conducted for the Adam Smith Institute.
I Globalizzatori, di Paolo Barnard, Report RAI 3, 09/06/2000
Crollano gli investimenti esteri, In Italia -57 per cento – Sole 24 Ore, 17 settembre 2009
World Investment Prospects Survey, UNCTAD, 2009-2011
The Washington Post, New Money Flee France and its Wealth Tax, July 16, 2006

 

 

 

 

 

 

 

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