Joint Venture e società offshore in paradisi fiscali. La conversione di valuta per le Joint Venture in Cina. Confronto con Hong Kong e paradisi fiscali.

 

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È quindi pienamente consentita ad una JV operante in Cina la conversione della valuta locale per il pagamento dei dividendi spettanti all'investitore straniero, qualora la valuta estera presente sui conti correnti della società non sia sufficiente a tale scopo. Restrizioni permangono invece per le operazioni in conto capitale, che comprendono le transazioni relative ad investimenti diretti, prestiti, investimenti in azioni o obbligazioni, e per ogni altro movimento di capitali oltre i confini del Paese. I controlli previsti per le operazioni in conto capitale si esauriscono principalmente nell’approvazione da parte della SAFE: questa è richiesta, infatti, per l'apertura di un conto bancario presso una delle banche autorizzate per il deposito in valuta estera relativa alle contribuzioni al capitale, così come per la conversione di CNY in valuta estera per il pagamento dei debiti contratti con banche ed istituzioni straniere.  Dal luglio 1996, è consentito poi alle società a capitale straniero in Cina accedere all’Interbank Exchange Market e svolgere direttamente le proprie operazioni di cambio "over the counter" presso le banche autorizzate in Cina ad operare in valuta estera. Il sistema consente una distribuzione razionale della valuta verso i centri di maggior bisogno (selezionando le banche che ne abbiano maggiore disponibilità). Purtroppo, mentre per le società cinesi l'accesso all'Interbank Exchange Market è quasi automatico, per le società a capitale straniero operanti in Cina è necessario richiedere, per ogni operazione, l'approvazione preventiva della SAFE, tranne i casi in cui la FIE abbia provveduto alla revisione annuale della propria contabilità valutaria, che garantisce il diritto di accesso illimitato. La revisione “valutaria” annuale, che in Cina è rivolta alla verifica dell'adempimento degli obblighi di contribuzione al capitale, dell’utilizzo appropriato dei conti correnti in valuta estera, del rispetto dei regolamenti sui finanziamenti stranieri in Cina, ecc., è obbligatoria per tutte le FIE costituite successivamente all'entrata in vigore della disciplina del luglio 1996. Peraltro, le FIE situate in export processing zones od in bonded zones sono soggette, oltre che alla revisione annuale, ad una disciplina valutaria più restrittiva. A partire dal 1998, per consentire alla PRC di fronteggiare efficacemente la "crisi" valutaria asiatica ed evitare la svalutazione del CNY, una serie di circolari della People’s Bank of China e della SAFE ha notevolmente ampliato i poteri di controllo di quest’ultimo organismo, rafforzando in Cina il sistema di registrazione obbligatoria. Sono quindi ora soggette a registrazione presso la SAFE in Cina tutte le operazioni da cui derivano crediti in valuta estera nei confronti di soggetti cinesi, anche se non assunti attraverso mutui o prestiti bancari. Sono, ad esempio, soggetti a registrazione i derivativi, i contratti di "forward" e "future". Sono stati poi definitivamente aboliti gli swap centres, che confluiranno, secondo i nuovi regolamenti, nel già avviato mercato nazionale cinese della valuta estera (China Foreign Exchange Trade System). Infine, sono state previste in Cina restrizioni all’utilizzazione di garanzie bancarie in valuta estera (anche come collaterale per prestiti in CNY) da parte di entità di diritto cinese, mentre la concessione di analoghe garanzie per prestiti a società a capitale straniero (FIE) è consentita in Cina ma è stata regolamentata in maniera più rigorosa. In particolare, tra le altre novità: 

• mutui in CNY garantiti da depositi in valuta estera in Cina possono essere concessi solo dagli head-offices delle banche cinesi e non dalle filiali; 

• la FIE in Cina, beneficiaria del credito, deve aver già provveduto a versare il proprio capitale sociale per intero. I fondi così ottenuti dalla FIE devono essere utilizzati per necessità di capitale circolante e non per finanziare piani di investimento a lungo termine, o per acquistare valuta estera, per importazioni o a servizio del debito. È ragionevole attendersi in Cina, a fronte della mutata congiuntura economica, un ulteriore rilassamento della normativa valutaria cinese; la normativa in Cina ha dimostrato di seguire strettamente logiche di politica economica, attraverso interventi continui della SAFE e delle autorità monetarie a modifica o rettifica del quadro normativo di base in Cina. Infine, sulla normativa valutaria della Cina Popolare, notiamo che è stato abbandonato lo storico ancoraggio tra USD e CNY ed il cambio è fissato quotidianamente dalle autorità rispetto ad un paniere di valute: si è passati così in Cina, ufficialmente, da un sistema di cambio fisso ad un sistema di fluttuazione gestita. 


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